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Il problema non è l'approccio: sei tu che lo trasformi in una montagna.

Non è che non sai approcciare. È che stai rendendo enorme qualcosa che, nella sua natura, è semplice. Perché ci pensi, non hai alcuna difficoltà a parlare con le persone. Scambi due parole con il barista, con un collega, con uno sconosciuto a cui chiedi un’informazione. Lo fai ogni giorno, senza preparazione, senza strategie, senza pensarci. Eppure, quando davanti a te c’è una donna che ti piace, tutto cambia. Ti irrigidisci, ti blocchi, inizi a chiederti cosa dire. E in quel momento hai già perso naturalezza.


Immagina di essere in una piazza qualunque, con la vita che scorre intorno. Vedi una ragazza che non sta facendo nulla di speciale, nulla di diverso dagli altri. Ma nella tua testa smette di essere una persona come tutte le altre e diventa un giudizio possibile, un rischio, una minaccia o una conferma del tuo valore. Da lì inizi a trattarla come qualcosa di diverso, di più grande, di troppo. È in quel passaggio che nasce il problema: non quando parli, ma quando le attribuisci un significato che non ha.


Nel tuo manuale mentale succede qualcosa di molto semplice: con gli altri interagisci, con lei performi. E questo si sente. Perché l’approccio, nella sua forma più essenziale, è soltanto trasformare un estraneo in un interlocutore. Niente di più. Ma tu lo trasformi in una prova, in un test, in un esame sul tuo valore. E allora inizi a cercare la frase giusta, il momento giusto, l’approccio giusto, come se esistesse davvero una formula capace di garantirti il risultato.


La verità è più semplice e più scomoda: non è che non sai approcciare, è che smetti di essere naturale quando lo fai. Più cerchi di fare bene, più ti allontani da ciò che funzionerebbe davvero. Perché stai cercando di fare qualcosa in un momento in cui dovresti semplicemente essere presente.


L’approccio non è seduzione, non è convincere, non è fare colpo. È lo stesso gesto che compi quando chiedi un’informazione a un passante. La differenza è che in quel caso non ti giochi nulla, mentre qui sì. E allora cambi. Ma lei non reagisce alle parole che scegli: reagisce allo stato con cui arrivi. Se arrivi con tensione, aspettativa o bisogno, è quello che trasmetti, non la frase che pronunci.


Il punto non è migliorare l’approccio, ma togliere tutto ciò che ci hai costruito sopra. Perché finché lo vivi come qualcosa di enorme, continuerà a sembrarti tale. Se vuoi riportare le cose alla loro dimensione reale e smettere di muoverti a caso, il primo passo è proprio questo: ridimensionare ciò che hai ingigantito.


— Coach Lorenzo | SOS ATTRAZIONE

 
 
Non è che non approcci. È che eviti.

Ogni volta che pensi “non è il momento giusto”… ti stai solo proteggendo da qualcosa che non vuoi sentire. A volte ti capita di trovarti lì, fermo, con quella sensazione sottile che ti tira indietro.

 
 

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